Un inedito incrocio fra sacro e profano, fra melodie liturgiche medioevali e la tradizione orale contemporanea; una sorta di viaggio religioso-popolare attraverso le antiche melodie dell’Europa cento-orientale. Un’originale contaminazione fra sequenze gregoriane in latino provenienti dai monasteri benedettini di area danubiana, e gli stilemi dei klezmorin (suonatori ebrei itineranti attraverso territori e lingue di due imperi attraversati dal Danubio: austro-ungarico e ottomano). Un incontro singolare fra il progetto musicale klezmer dei Destràni Taraf (orchestra della nostalgia) e quello gregoriano del gruppo vocale Laurence K. J. Feininger che riescono a fondersi in un’unica proposta musicale-culturale ricca di suggestioni e di emozioni. Due progetti in partenza molto diversi fra loro, che, si avvicinano progressivamente, dopo un’introduzione distante su binari paralleli, lasciando emergere inaspettate corrispondenze, fino alla fusione finale su un antico sostrato comune di archetipi musicali. Un intrigante fil rouge in grado di legare in crescendo il canto spirituale gregoriano danubiano della raccolta Feininger con i repertori musicali popolari di quelle comunità dell’Europa centro-orientale che – assieme al Trentino – facevano parte un tempo della stessa area culturale. Uno stimolante viaggio musicale nel tempo e nella storia, che arricchisce la riflessione sulla complessità delle nostre radici.
La foto di Arcaica è di Hugo Mugňoz
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Laude Cortonesi

La musica dell’Italia medievale arriva ai nostri giorni conservata nei più antichi manoscritti musicali della penisola, meno ricchi e numerosi di quelli d’oltralpe, ma certamente significativi nelle loro particolarità. Le Laudi conservate nel codice di Cortona (fine XIII sec.) e le composizioni liturgiche, sono le preziose testimonianze di una vasta tradizione musicale, sicuramente preesistente alla loro stesura, affidata in gran parte alla memoria degli esecutori e quindi persa nel tempo. La pratica del canto delle Laudi presso le varie confraternite (dei Bianchi, dei Flagellanti, ecc.) è attestata per mezzo di precisi riferimenti nelle cronache dell’epoca. Soprattutto è da sottolineare come tale canto fosse uno dei momenti principali di rinnovamento spirituale e di emancipazione delle confraternite medievali dalla tradizione liturgica, punto di forte coesione tra i fratelli che, con cadenza periodica, si riunivano per la preghiera e la lauda. Così voci e suoni quasi completamente dimenticati, che nel mondo attuale sono relegati nel folklorico, rivivono della loro antica funzione, rivelandosi una chiave di lettura di una cultura distante e altrimenti difficilmente comprensibile. Gli strumenti musicali utilizzati sono, invece, un’eccezione nella pratica del canto devozionale; in occasioni di festività particolari, nelle processioni e glorificazioni dei santi, questi strumenti si potevano aggiungere, fornendo sostegno e rinforzo al canto, su richiesta di quelle confraternite che potevano permettersi il pagamento di musicisti professionisti.
La foto dei micrologus è di Sergio Fortini
Lo spettacolo dell’associazione Ritmi è strutturato intorno alla musica sacra dal X al XIII secolo, in area europea. Nelle diverse sale del castello saranno presenti gruppi di musicisti e cantori che eseguiranno canti accompagnati da strumenti originali: il canto gregoriano (sec. XI-XII), a voce sola o in coppia con l’organistrum, le Laudi tratte dal Laudario Cortonese (sec. XIII), il Llibre Vermell di Monserrat (sec. XIII), le Cantigas de Santa Maria (sec. XIII). Gli strumenti che saranno presenti sono, oltre all’organistrum, il liuto, le percussioni medievali, il salterio a pizzico e a percussione. Durante la cena saranno proposti altri spettacoli. II banchetto è sempre stato nel medioevo un momento denso di spettacolarità, grazie alla presenza di musicisti, danzatori, giocolieri e mangiafuoco che intervenivano ad allietare i commensali tra una “immissione” (portata) e l’altra. Sono testimoniati dalle cronache dei secoli XIV-XVI i banchetti e gli spettacoli in essi contenuti realizzati in occasioni di particolari ricorrenze, quali le nozze delle maggiori case regnanti. La cena medievale proposta prevede la presenza di musicisti di alta e bassa cappella, che eseguono canti e danze del repertorio profano europeo dal XII al XV secolo. L’associazione Ad Maiora proporrà una serie di rappresentazioni religiose più o meno canoniche, simili a quelle druidiche che si ritrovavano presso antichi popoli legati al culto del fuoco e delle pietre. Lo spettacolo riproporrà una rappresentazione rituale presente in tutti i luoghi e presso tutte le genti: la sacra carola, la danza cantata e il corifeo, cioè il Cristo, al centro. Un dondolio del corpo e delle braccia con ritmi più vivi e movimenti turbolenti e a volte convulsivi. Tali spettacoli si svolgeranno durante la visita guidata al castello nelle sale e nei chiostri oggetto del tour.
spettacolo itinerante nelle sale del Castello di Giove
Mauro Borgioni canto
Massimiliano Dragoni percussioni, salterio, organistrum.
Luca Piccioni liuto e canto
Giovanni Bugnami strumenti a fiato
Barbara Bucci canto
Marco Maccarelli strumenti a fiato
Isabella Cola direzione artistica danze
N’Harmone Gospel Voices
Nathan Weathersby Piano
Tiffoni Williams Voce
Tehrie Brinkley Voce
Amy Robinson’s Voce
Il gruppo è formato da tre stupende voci femminili provenienti da New Orleans. Si deve la fondazione al pianista cantante Nathan Weathersby, direttore artistico e instancabile animatore del quartetto, personaggio molto attivo nel circuito gospel delle Chiese Battiste di New Orleans dove é particolarmente conosciuto e apprezzato. Il gruppo ha partecipato a numerosi e importanti eventi musicali fra i quali il rinomato “French Quarter Festival of New Orleans”. Tutti i componenti hanno iniziato la loro carriera cantando nella prestigiosa corale Louisiana Gospel Choir con la quale hanno fatto diverse tournèe negli States e in Europa. Dopo le numerose e significative esperienze e collaborazioni artistiche, Nathan Weathersby decide di dare vita al progetto N’Harmone Gospel Singers, gruppo laboratorio che gli consente di realizzare l’idea di un piccolo ensemble gospel di sole voci femminili, dando la possibilità a numerose ragazze del quartiere di avere una scuola di canto dove accostarsi alla musica religiosa afroamericana, con gioia ed in serena amicizia con la comunità. Dopo anni di intenso lavoro, il gruppo diventa una delle realtà musicali più significative della comunità nera della città, iniziando un’intensa attività concertistica nelle Chiese Battiste della regione e partecipando ai famosi eventi gospel, workshop e festivals nello Stato della Louisiana.
Musicanti del Piccolo Borgo
Stella Cometa
canzoni accanto al presepe, concerto di canti natalizi della tradizione italiana
I Musicanti del piccolo borgo possono essere considerati una formazione storica del folk revival italiano. Il gruppo si è infatti costituito alla metà degli anni settanta, con l’intento, che rimane immutato, di recuperare e riproporre il patrimonio della tradizione musicale popolare dell’Italia centro-meridionale. I “Musicanti” hanno perciò svolto, particolarmente nel primo periodo della loro attività, una serie di ricerche sul campo, soprattutto nel Molise e nel Lazio, che hanno prodotto un’ampia documentazione del repertorio musicale tradizionale; queste iniziali campagne di registrazione etnofonica si sono poi trasformate in un più generale contatto con la cultura contadina, e quindi in una conoscenza più profonda non solo degli esempi, ma anche dei modi e dei significati dell’espressione musicale all’interno di quella cultura.
In questo spettacolo viene proposto un repertorio basato sui canti natalizi della tradizione italiana, dal Molise alla Sicilia, dal Lazio all’Abruzzo: da ninna nanne per il Bambinello a canti per il Natale, da racconti sull’infanzia di Gesù (riproposti già da Roberto De Simone) ai canti di questua per il Capodanno, alle pastorali in onore della Vergine Immacolata.
Giovanni Lindo Ferretti, storico componente del gruppo rock punk CCCP fedeli alla linea (fondato nel 1982 e sciolto nel 1990), dei C.S.I” (“Consorzio Suonatori Indipendenti”, sciolto nel 2000), oggi leader dei P.G.R. (“Per Grazia Ricevuta”), salirà sul palco per dare vita insieme al violinista Ezio Bonicelli, ex Üstmamò, al recital Bella gente d’Appennino, uno spettacolo intenso dove le parole, pregne di sudore e storia lunga secoli, sono cantate, recitate, salmodiate. Bella gente d’Appennino è il seguito ideale di Reduce, spettacolo ispirato dal ritorno a casa e dall’inevitabile riscoperta di se stessi. Reduce come i suoi antenati andati in guerra anni prima e attesi per mesi (o anni) dalle loro donne, a differenza di loro Ferretti è un reduce spirituale. Il nuovo spettacolo è arricchito nei testi, per la maggior parte inediti, vere e proprie litanie e letture personali sulla vita di montagna, la povertà, i boschi e gli animali, la transumanza, la presenza dei morti e l’importanza delle celebrazioni, recitate dalla voce graffiante di Ferretti accompagnata dal violino di Bonacelli.
La foto di Giovanni Lindo Ferretti è di Marcello d’Andrea

Schola Cantorum Don Bruno Medori
Gospel… aspettando il Natale
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La Schola Cantorum di Attigliano è nata spontaneamente nel 1988 dall’incontro di alcune persone negli ambienti della parrocchia dove il parroco don Bruno Medori ha, sin dall’inizio, valorizzato e sostenuto il loro operato; dopo la sua morte, avvenuta il 16 marzo 1999, la corale ha cambiato la propria ragione sociale in “Schola Cantorum don Bruno Medori” in memoria di questo suo grande e indimenticabile amico. Il coro è aperto a tutti coloro che hanno voglia di stare insieme per cantare senza limiti di età; sono infatti presenti famiglie al completo e la stessa direzione del gruppo è affidata ad una coppia di coniugi, Angela Bacci e Raffaele Forzini, che è anche l’organista del gruppo. Tra le principali esibizioni della Schola Cantorum ricordiamo le sante messe nel santuario di S. Giovanni Rotondo, nel duomo di Monza, Terni, Orvieto, Genova, Napoli, Brescia e San Marco a Venezia. Da ricordare, nel settembre 2000, la s. Messa nel Duomo di Torino in occasione dell’ostensione della sacra sindone e la messa cantata in diretta su Radio Maria. Il coro ha collaborato con l’orchesta della scuola musicale di Orvieto per l’esecuzione di Gloria, Magnificat, Credo e Beatus vir di Antonio Vivaldi, l’opera inedita di Pedota Il triondo della fede e Cavalleria rusticana di Mascagni. Dal 1998 il coro collabora stabilmente con la “lega del filo d’oro” per la quale esegue, in occasione delle festività natalizie due concerti, a Rieti e Roma, il cui ricavato viene interamente devoluto ai bambini sordo-ciechi. Importante è la collaborazione con il comando regionale dei carabinieri di Perugina, dove dal 2005, il giorno 21 novembre nella chiesa di San Pietro, il coro viene chiamato ad animare la festa della virgo fidelis patrona dell’arma. Nel 2003 il coro ha partecipato alla rassegna corale “cantare in montagna” che si è tenuta in Austria nella regione della Karinzia. Nel 2004 ha vinto il primo premio al concorso “jove d’oro” tenutosi nel castello di Giove, in provincia di Terni, e nello stesso anno ha eseguito messe e concerti in Spagna. Nel 2005 ha cantanto in Ungheria nella città di Budapest e nel 2006 si è esibito in Tirolo nella cattedrale di Innsbruck. Alla fine di agosto 2007 il coro si è recato nella basilica di Medjugorie in Bosnia-Erzegovina dove ha animato la messa per gli italiani. Il 16 marzo 2008, in occasione del ventennale della sua fondazione, il coro ha eseguito il Requiem di W.A. Mozart, in collaborazione con l’orchestra e il coro di Monterotondo. Dal 21 al 26 agosto 2008 il coro ha cantato nella città di Praga.
Canti Spirituali dell’India
Kakoli Sengupta voce e harmonium
Rashmi V. Bhatt percussioni
Mishra Dinesh flauti
Il canto devozionale indiano da millenni viene eseguito negli antichi templi dall’alba al tramonto. Questi si basano su delle scale musicali prestabilite dagli antenati indiani e sono in lingua sanscrita. Molto spesso sono delle lodi agli dei del Pantheon induista e possono descrivere: le loro qualità divine, racconti di storie mitologiche, invocazioni per la loro presenza per un’opera artistica o per un loro intervento individuale o sociale. Questi canti, raramente uditi in occidente, danno la possibilità di conoscere la devozione plurimillenaria che viene tramandata oralmente nei templi del sub-continente indiano (nelle diverse aree comprendenti il Nepal, l’India, lo Sry Lanka e in qualche caso il Bangladesh). Kakoli Sengupta è nata a Nalhati, un piccolo villaggio vicino a Calcutta, nel Bengala, e ha avuto come maestro il celebre Sri Gopal Biswas che l’ha iniziata ai segreti del canto tradizionale e spirituale indiano.

Kavanàh, che significa “partecipazione” al canto, raccoglie brani di differente ispirazione, partendo dagli inni sacri ebraici della sinagoga per arrivare a quelli di tradizione tzigana. Voci lontane accomunate nell’esaltazione dell’amore per il divino, linguaggi differenti che si intrecciano nella medesima partecipazione.
Il canto è lo strumento principe della comunicazione interiore, il canto è la prima gemmazione della nostra identità quando appariamo alla luce uscendo dal ventre materno. Ancora non vediamo, non sentiamo, eppure già cantiamo, urliamo il nostro hinneni, il nostro “eccomi” e, vagito dopo vagito, vocalizzo dopo vocalizzo, sillaba dopo sillaba, conquistiamo la lingua mettendoci in cammino per il canto. In seguito perderemo la grazia di quel canto interiore perché saremo imprigionati in un contesto di apprendimento burocratico e rigidamente normativo. La cantoralità ebraica, khazanuth, una delle grandi arti della spiritualità monoteista, ci consente di riprendere il viaggio nei territori profondi dell’animus umano, dove si manifestano le pulsioni primarie a costruire senso nelle proprie emozioni e nelle strutture profonde del sentimento. Per questo lo strumento interpretativo più importante del cantore è la kavanàh, la partecipazione, l’adesione al canto come dialogo intimo con l’urgenza del divino in presenza come in assenza.
La foto di Moni Ovaia & Arkè String Quartet è di Andrea Sacchi
Moni Ovadia e Arkè String Quartet
Kavanàh, storie e canti della spiritualità ebraica
Tournè organizzata da PROMOMUSIC
Moni Ovadia voce
Carlo Cantini violino
Valentino Corvino violino
Sandro di Paolo viola
Stefano Dall’Ora contrabasso
Pamela Villoresi
Dio Maternamente
Adattamento di Michele Di Martino
Diretto e interpretato da Pamela Villoresi
Musiche composte ed eseguite dal Maestro Luciano Vavolo per trio strumentale: chitarra, viola, violino e flauto
Dio che ama, che comprende, Dio luce, amore, libertà. Dio maternamente ne propone l’aspetto “materno”. L’intento dello spettacolo è quello di creare una relazione tra l’evento teatrale e l’evento sacro, due mondi che, incontrandosi, contribuiscono alla creazione e diffusione della poesia e del messaggio religioso. Un percorso nella gioia dell’amore spirituale attraverso le testimonianze di Mario Luzi, Leonardo Sciascia, Francesco d’Assisi, Jacopone da Todi, Caterina da Siena, Michelangelo, Vittoria Colonna, Alda Merini, Giuseppe Ungaretti, Salvatore Quasimodo, Padre Turoldo, Madre Teresa di Calcutta, Gibran Khalil Gibran, Papa Karol Wojtyla e molti altri.
Angelo Branduardi
La Lauda di Francesco – in forma di oratorio

“La vita di San Francesco d’Assisi è quella di un uomo che diventa Santo e lui è un vero Santo: esemplare ed eccezionale, totalmente cristiano nella sua scelta di vivere integralmente il Vangelo, tuttavia non smette di essere un uomo. Francesco è un uomo (e quindi un Santo) che sceglie la gioia di vivere, la raccomanda ai suoi discepoli, ama la povertà “mai disgiunta dalla letizia". Questo, di Francesco, mi affascina: il suo essere solare, la sua energia vitale, che lo rendono così lontano dai volti tristi ed esaltati della spiritualità monastica tradizionale. Sento la sua figura, fragile e straordinariamente vigorosa, più che mai viva nel contesto delle passioni e dei problemi contemporanei: la povertà, la malattia, l’emarginazione, l’ecologia, l’atteggiamento di fronte “all’altro", la guerra. Francesco d’Assisi è, oggi più che mai, Santo, ma è anche grande poeta. Amava cantare e lo faceva spesso, anche da solo. Per accompagnare il suo Cantico delle Creature, Francesco compose una musica che è andata perduta: io ho provato a ridare voce alle sue parole perché si possa di nuovo cantarle. È il motivo che mi ha spinto a musicare brani dei suoi scritti ed episodi della sua vita tratti dalle Fonti Francescane. Questo è: Francesco era poeta, amava cantare ed era Santo”.
Angelo Branduardi
Giovanni Lindo Ferretti
Bella gente d’Appennino – reading per voce e violino
Giovanni Lindo Ferretti
voce, parole
Ezio Bonicelli violino

dal gregoriano al klezmer lungo il Danubio
Gruppo vocale Laurence K. J. Feininger, Destràni Taràf & John Salins
Giordano Angeli sax soprano
Corrado Bungar violino
Paolo Long basso tuba
Giovanni Morelli chitarra
Renato Morell fisarmonica
John Salins tablas
Paolo Trettel tromba
Salvatore de Salvo Fattor voce
Roberto Gianotti voce
Marco Gozzi voce
Attigliano
sabato 15 novembre
Alviano
sabato 22 novembre
Civitella del Lago
sabato 6 dicembre
Amelia
domenica 7 dicembre
Montecchio
sabato 13 dicembre
Giove
domenica 14 dicembre
Baschi
venerdi 19 dicembre
Penna in Teverina
sabato 20 dicembre
Guardea
domenica 21 dicembre
Lugnano in Teverina
domenica 28 dicembre
Amelia
lunedi 5 gennaio